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Festa di Omulù – San Lazzaro
11/12/2015


Il 17 dicembre si celebra San Lazzaro, una delle figure più discusse ed interessanti dell’agiografia. Nel sincretismo afrobrasiliano questo santo cattolico è associato ad Omulù.

Figlio di Nanã ed Oxalufá, fratello d’Exú ed Ogum, è il padrone della crosta terrestre. Nanã lo tiene fra le braccia e lo mostra a suo Padre, il cielo.

Omulú è la vibrazione della terra nella sua manifestazione più immediata. E’ la malattia, la guarigione, la morte e la vita che da lei rinasce. E’ il Signore dei cimiteri, colui che accoglie i nostri corpi dopo la morte fisica.

La putrefazione, nella Macumba non è vista come qualcosa di dannoso o repellente, ma come passaggio da uno stato ad un altro più evoluto, perciò Omulú è la porta aperta su altri mondi ed altre dimensioni. Nella sua divinità sintetizza attributi quali: la fertilità, il freddo, la paura e tutti i poteri taumaturgici.

S’invoca Omulú per trasformare, cambiare o porre fine a qualcosa, Lui è la forbice o se preferiamo la falce, che taglia in funzione di qualcosa di superiore e non sempre comprensibile.

Gli uomini davanti alla morte sono sempre soli, spaventati e molto impreparati. Non la conoscono, non sanno cosa sia veramente, non concepiscono e peggio ancora, non accettano la sua esistenza. Pensano: “Dio è buono, perché ci fa morire, perché ci fa soffrire?”, ma la risposta è dentro di noi, la verità é sotto i nostri occhi. Noi uomini facciamo parte di un disegno più grande, siamo dei tasselli di un mosaico cosmico universale, del quale non vediamo neppure i confini. Ciò non implica un’idea di passività anzi, noi siamo liberi di agire e perciò attivi, solo che non riusciamo a comprendere il nostro ruolo nel disegno di Dio. Dalla nostra incomprensione nasce la paura della morte, l’incapacità di comprendere il dolore e la non accettazione della sofferenza.

Invece, sono proprio queste le strade utili a perfezionarci, ad evolverci spiritualmente, poiché solo attraverso la comprensione e l’accettazione, potremo inserirci consapevolmente in quel mosaico complesso ed eterogeneo che è Dio.

Certe correnti Umbandiste vogliono che Omulú sia il primo Exú e pertanto una sua manifestazione. Nulla di più falso, Omulú è un Orixá ben distinto e molto differente da Exú, anche se é in rapporto con molti Exús legati al suo Axé, ed alla sua vibrazione. Possiamo però dire, a ragione, che Omulú essendo “La Morte” in Ikú, agisce come mezzo funzionale volto ad un fine cosmico, e perciò come servitore, solo in quest’accezione, quindi, possiamo affermare che Omulù si comporta come un Exú, anche se, partendo da questo presupposto, ogni Orixás é anche un poco Exús, ossia “servo”, in rapporto a Dio Olodumarê.

A livello mitico, però, le due figure occupano posti completamente differenti e non scambiabili.

La collana rituale d’Omulú è di perle bianche alternate a nere.

– estratto dal libro Atabaques, Edito da Il Crogiuolo.

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