IEMANJA RAINHA DO MAR (Regina del Mar)

 

La regina del mare Yemanjá è la sintesi dell’elemento acqua, culla di tutte le creature; è il liquido amniotico in cui gravita l’essere prima di diventare tale. Lei è la luna, madre e vergine, sorella e sposa; é la più importante figura femminile di tutti gli Orixás é la sirena che attrae, piena di fascino e mistero.

Signora della fecondità e della consolazione, Yemanjà rappresenta l’amore e la serenità, ma nel momento dell’ira quando la sua energia manca d’equilibrio, si rivela una spietata e terribile nemica. Nelle sue acque nere e profonde naufragano tutte nostre speranze, inghiottite nel pauroso gorgo di Calunga, l’Abisso insondabile, che l’uomo conoscerà solo dopo la morte.

Secondo la leggenda Yemanjá nacque dall’unione d’Obatalá (il cielo) e Oduduá (la terra). Si sposò con suo fratello Aganjú (una delle manifestazioni di Xangô) e da quest’unione nacque un figlio, Orungán, così bello e pieno di talento da suscitare l’invidia del padre. Un giorno Orungán, preso da cieco desiderio rapì e violentò sua madre Yemanja, che, afflitta e in preda alla disperazione fuggì e infine spezzata dal dolore cadde a terra morta. I suoi grandi seni si aprirono e formarono due enormi fiumi che sfociarono in un lago; dal suo fecondo ventre nacquero tutti gli altri Orixás: Dadà,[1]Xangô, Olokúm,[2]Olosà,[3]Oyá, Oxúm, Obá, Oko,[4]Oxossi, Ogum, Exú, Oké,5Ayé Xaluga,[5]Oxambìn,Xapanã, Orúm[6]e Oxù.

In questa leggenda non compaiono Ossanhe e Omulú, poiché questi sono da considerarsi figli d’Obatalá e Oduduá.

La collana rituale della Signora del mare è formata da sette perle bianche, seguite da sette celesti: poi ancora una bianca ed una celeste, alternate per sette volte (in tutto quattordici), si ripete il ciclo sino a raggiungere la lunghezza desiderata.

L’affascinante Yemanjà emerge dalle acque del mare avvolta in un abito azzurro, bellissima, con i lunghi capelli neri mossi dalla brezza marina, lo sguardo pieno di promesse e le braccia aperte nell’atto di donarsi. Il suo seno prosperoso non ha nulla di sacro, ma celebra la disponibilità di Yemanjà ad offrirsi generosamente ai fedeli ed evidenzia, inoltre la sua fecondità. Sul suo capo brilla una stella e ai piedi fra le onde, galleggiano rose bianche e rosa, mentre la luna crescente, che illumina il cielo notturno fa risplendere le monete d’argento che la Yabà lascia cadere copiose dalle mani.

Nel sincretismo Yemanjà rappresenta la Madonna del Rosario e in alcuni Terreiros Stella Maris.

La splendida Yabà ha molte manifestazioni, noi esamineremo le più importanti, quelle che ancora scendono fra noi.

Commenti


[18]Orixá intrinsecamente legato a Xangô.

[19]Controparte maschile della stessa Yemanjá. Va inteso come il mare nella sua concezione di totalità delle acque.

[20]È, nell’androgino Olokúm, la parte femminile, la sua sposa. In Nigeria è un Orixá legato alle specifiche famiglie nobili di Adele, di Oba Eko, Isale Eko ed Eko Ile.

[21]Orixá dei campi.

[22]Spirito della buona fortuna, rappresentato come un’enorme conchiglia. Ricorda molto la nostra cornucopia.

[23] Il sole

Oferendas

Giorno della settimana: sabato

Numero rituale: 7

Curiador: champagne o spumante

Colore: bianco, celeste, rosa (per Azili)

Fiore: rosa bianca senza spine[1]

Frutto: cocomero

Bicchiere: coppa

Piatto: scodella di ceramica

Olio: oliva, dendê

Amalás: riso, frutti di mare, gamberi, pesce, mais bianco

Condimenti: cipolla grande

Omaggio: specchi, pettini, nastri bianchi e celesti, profumo, monete d’argento, saponette

Orikì: Odoyá.



[1]Queste vanno sempre tolte a mano.

 

Tratto dal Libro ATABAQUES IL TAMBURO DEGLI DEI