Oxalà

Il Cristo Cosmico, Oxalá, è la massima divinità del Candomblè e dell’Umbanda.

Signore della vita, fecondatore del Creato e capo delle Sette Linee, che da lui hanno origine, Oxalà è androgino (maschio e femmina), Padre e Madre dell’uomo e di tutte le creature. Con Ifà era presente alla costruzione della testa dell’uomo, perciò é il “Testimone” e conosce il destino d’ogni essere sulla terra. Dispensatore di luce, il Signore del bianco assoluto, rappresenta la pace, la speranza, la serenità e l’amore. Oxalà si sacrifica, per amore dell’uomo, esattamente come tutte le divinità dei vari culti solari; ricordiamo Mitra, Osiride e Prometeo, ecc…!

Essendo androgino, si unisce al suo aspetto femminile Nanã Oduduã (la Madre Terra) e dal loro amplesso cosmico ha origine la vita.

Oxalá (Cielo) si unisce a Nanã (Terra), fra loro, come un ponte tra cielo e terra, l’albero divino Iroko, dal quale scenderanno poi, tutti gli altri Orixàs

Non è corretto affermare che dall’amplesso dei due Orixàs, siano nati figli (Orixás), poiché il loro, è stato uno smembrarsi, uno sdoppiarsi per dare origine ad altrettante manifestazioni, altre Entità con qualità e attributi totalmente diversi fra loro.

Oxalà innesta alla sua energia altre vibrazioni, che danno origine a nuove rappresentazioni del suo stesso Essere. Il Signore delle sette Linee dell’Umbanda, ha molteplici manifestazioni, ma la sua essenza rimane assolutamente inalterata.

Giorno della settimana: venerdì e domenica
Numero rituale: 8, 16, 7
Curiador: acqua, vino bianco
Colore: bianco
Fiore: copo de leite (calla)
Frutto: uva bianca
Bicchiere: normale da tavola
Piatto: fondina di ceramica
Olio: non usa olio
Amalás: canjica bianca ben cotta, riso, polenta di mais bianco, cocco, gamberi, granchi vivi, miele, castagne, nocciole, noci. Tutti gli amalá degli Oxalá vecchi vanno coperti da uno strato di cotone idrofilo.
Condimenti: non si usano, solo zucchero e vaniglia, sui dolci.
Omaggio: nastri bianchi
Orikí: Saravá oppure Epa Babá
Importante: ricordate di enumerare ogni oggetto offerto a quest’Orixà e non salare mai il suo cibo.

Invocazione in linguaggio yoruba

La lingua yoruba è il latino del Candomblé e si usa comunemente durante le riunioni, per invocare i Santi. In questa lingua, si recitano orazioni particolari, che ripetute tre volte, con tono cantilenate, favoriscono nel medium uno stato di semi-trance, necessario per entrare in sintonia con l’Orixá invocato.
Evocazione d’Oxalá:

GAJE GAJE LO MIO GAJE GAJE LO MIO GAJE GAJE LO MIO GAJE PARA META GAJE. PARA META ARE GAJE GAJE LO MIO GAJE GAJE LO MIO GAJE GAJE LO MIO GAJE PARA META GAJE PARA META AREKU BABA ARA BABA ARE BABA ERE YE BABA KUERURO OPIYO LA YEYEO OKU YI BANDELEO BABA ARE AYE BABA ARE AYE BABA KUE URO OMI LINO BABA KUE URO OMI LI NO OCUNI BANDELEO OBATALA EKUE XORO IXOLU IXOLO HE HE OBATALA IFA IFA LUMILA IYA PILOSO IFA IFA YUMILA IYA PILOSO IYA KUKE KUKE OMO KU ARO OBA OBA PEYE TOMA OBATALA AYE ALAYEE BABA ARA YE BABA KUE URO OMI LI NO OCUNI BANDELEO BABA KUE URO OMI LI NO GAJE GAJE LO MIO GAJE GAJE LO MIO PARA ME KE GAJE GAJE LO MIO PARA MEKE GAJE PARA ME KAO GAJE LO MIO ARE GAJE PARA METAO GAJE PARA MEKE GAJE PARA META.

Orazione

Saravá Oxalá, forza divina di amore, esempio vivo di abnegazione ed affetto. Vi chiediamo, buon maestro, la vostra protezione affinché possiamo sentire nei nostri cuori, ogni volta più viva, la fiamma del nostro amore per Dio e per tutte le sue creature. Spargete la vostra benedizione sopra tutti noi, ed in special modo sopra quelli che sono ricoverati in ospedali, manicomi, penitenziari e sopra coloro che nascono in questo momento ed ancora per tutti quelli che, lasciato il proprio corpo, si dirigono, in spirito nel mondo invisibile per il regolamento dei conti. Imploriamo protezione, Padre Oxalá, forza e protezione per tutti coloro che percorrono il cammino del bene e misericordia per quelli che vivono nel male e per il male dimentichi di se stessi. Epa Babá. Così sia.

La Canjica di Oxalà

Una delle offerte maggiormente tributate a questo orixà è la canjica bianca. la canjica viene preparata con mais bianco spezzettato. Ecco come preparare quest’offerta. Il giovedì sera mettere a mollo in acqua fredda la canjica e pulirla dei chicchi di mais che eventualmente mostrassero un colore giallastro o risultassero rovinati. Il giorno successivo fare bollire la canjica fino a a farla diventare tenera e bella gonfia. a questo punto si scola e si lascia raffreddare. Una volta fredda si mette in un piatto bianco di ceramica davanti all’immagine del santo o comunque in un posto alto, accompagnata da un bicchiere colmo di acqua pura ed una candela bianca. Si potrà guarnire la canjica con miele d’api e coprirla (nel caso venisse offerta alla manifestazione anziana del santo (Oxalufà) con batuffoli di conone bianco. La canjica dovrà essere lasciata davanti all’entità tre giorni, quindi portata in un bel prato, o lungo la riva di un fiume o nei pressi di una chiesa. Ricordatevi che quando si despacha (abbandona) qualcosa per gli orixàs occorre seguire alcune semplici regole:

– bussare a terra tre volte e chiedere licenza (agò)

– lasciare tre monete di eguale valore

– depositare l’offerta

– fare tre passi indietro senza dare le spalle

– allontanarsi dal luogo normalmente

L’acqua della canjica può essere anche impiegata per “lavare la testa” con la finalità di portare chiarezza alla mente o serenità nei momenti duri dell’esistenza.

In questo caso verrà versata sulla testa invocando Oxalà. Terminata l’abluzione occorre coprire il capo con un asciugamano bianco pulito finchè la testa non si asciuga.

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